H A I K U K I A H
Ad una rete
a sopire riposa
etèra nuda
***
Era gennaio
per amarti, tramare
poi annegare
***
Eco vivace
riamata, là, t'amai
recavi voce
Haiku omovocalici
Timidi gigli
Di brividi infiniti
Intirizziti
***
Le fresche erte
nel bel verde delle edere
Settembre veste
***
Oh pomodoro
Rosso sodo polposo
Tosto t’ho colto!
***
Salpa la barca
Vaga a galla dall’alba
grama la nassa
***
Lappa la gatta
Dalla latta la pappa
Paga s’appalla
Il Galletto
C'era una volta un bel galletto stanco
di piluccare, alla sua vecchiaia,
soltanto lì, nella sua vecchia aia
con un'anziana gallina al suo fianco.
Un dì passò di lì una polletta:
per vanità e d'istinto il buon galletto
fe' colpo su di lei gonfiando il petto,
pensando: "Cibo nuovo, or si banchetta!”
Presto lasciò il pollaio e la compagna
che lo annoiavan tanto, per seguire
la polla alla città della cuccagna.
Ma dopo un poco cominciò a intuire
che pure il nuovo in vecchio s’evolveva.
Fu così che dovette convenire
che ritornare giovani in quel modo
è un’ illusione, e ancora rimpiangeva
della gallina vecchia il suo buon brodo.
Vita e Morte a Venezia
Gondole in fonda
sull'onda, una dondola
l'altra traballa
*
Abbandonata
all'onda vagabonda
gondola affonda
E si va insieme
Soli
Lungo l’ascissa ordinata
Del tempo, nello spazio
Di un ipotetico incontro.
Appuntamento mancato.
Tra me e te
Fili di parole
Ordito consunto
Di un discorso interrotto
Karalis
Mentre tremula
sul mare ti specchi
sonnecchi nuda
in sconcia veduta
conchiglia schiusa
diafana etera.
Tra i vicoli
stanchi di sole
è un crocicchio di sguardi
di echi d’idiomi
di suoni latrati
e di nuovi odori
di spezie e di danze
in cadenze fenicie
di porpora vestite.
Ed è un arrotar di ciglia
a straniare occhi
indecisi di voglie.
Schiocco le labbra
ebbre di scirocco
ed è salmastro il sapore
retrogusto un po’ amaro
d’un amore
bevuto al bar
sul lungomare.
Sono drogata di pure parole
dette e ridette tradotte e tradite
rette e corrotte odiose e gradite
finte e virtuose, purché siano fole
anche banali seppure reali.
Le scrivo qui cosicché mi diletto
a verseggiar nel mio nuovo blo ghetto
fatto di lemmi, dilemmi abituali.
Termini, verbi, finanche paràulas,
per onorare la mia lingua madre,
le lascerò volteggiare leggiadre
in questo spazio ristretto e virtuale,
dove l’equivoco è sostanziale
Candu ti contu de su mundu ‘s fàulas.*
* Quando ti racconto del mondo le favole (ovvero le bugie)